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La storia del cinema

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Il film, quando non è un documentario, è un sogno.

L'immagine in movimento

La storia della cinematografia moderna si fa convenzionalmente partire dai primi esperimenti dei famosi fratelli Lumière iniziati nel tardo '800, tuttavia la lunga storia delle 'immagini in movimento' e del loro uso da parte dell'uomo per riprodurre la realtà ha origini ben più antiche: già nel I secolo a.C. in Cina esistevano le proiezioni di figure, le cosidette 'ombre cinesi', che risultano tutt'ora uno degli spettacoli teatrali più antichi al mondo.

Le ombre cinesi
La proiezione delle ombre è uno degli spettacoli più antichi del mondo

Durante il Rinascimento italiano, Leonardo da Vinci riprese e modernizzò la camera oscura, un ridumentale dispositivo di proiezione delle immagini già conosciuto sin dai tempi di Aristotele.

Nel XVIII secolo famosi ottici europei importarono dalla Cina la tecnologia delle immagini dipinte su vetro e poi proiettate, tramite una retro-illuminazione, sulle pareti: era la nota 'lanterna magica', forse il dispositivo più vicino al cinema per come noi ora lo conosciamo (si parla infatti di 'precinema').

La lanterna magica
Un'illustrazione della lanterna magica, un vero e proprio dispositivo di 'precinema'

Con la nascita della fotografia, e della tecnologia capace di impressionare in maniera più o meno stabile le pellicole sensibili alla luce, anche gli studi sulla cinematografia vera e propria compiono un gigantesco passo in avanti: il geniale americano Thomas Edison, tra le sue tantissime invenzioni, mette sul mercato sul finire dell'800 il kinetoscopio, oggigiorno riconosciuto come un vero e proprio proiettore cinematografico.

Il supposto dell'effetto cinematografico è semplice: una sequenza d'immagini differenti, mosse in rapida successione, vengono catturate dall'occhio e percepite dal cervello come un'unica sequenza animata, dando così l'effetto del movimento.

Il kinetoscopio
Una sala allestista con una serie di kinetoscopi di Edison

L'effetto non si tratta, come ancora molti credono, di un fenomeno di persistenza dell'immagine sulla retina, ma è causato direttamente dal cervello, che tende ad assemblare automaticamente immagini in rapida successione secondo uno schema ancora non del tutto chiarito dalla scienza.

Quest'effetto, fondamentale per il cinema, venne casualmente scoperto sul finire dell'800 dall'americano Eadweard Muybridge che, su invito dell'allora governatore della California Leland Stanford, curiosissimo di confutare la sua teoria sulla corsa al galoppo del cavallo, riuscì a scattare 24 fotografie di un equino in corsa, allestendo quindi 24 fotocamere in 20 metri, con un tempo di esposizione di 1/1000 di secondo.

Ne risultarono fuori quindi 24 scatti in rapidissima sequenza, che mostravano, dando ragione a Stanford, che il cavallo effettivamente solleva da terra tutti e quattro gli zoccoli durante il suo galoppo, anche se tale distacco non è effettuato con tutte le zampe in estensione.

Il kinetoscopio
Con l'esperimento di Muybridge si capì finalmente la dinamica del galoppo del cavallo, oltreché il principio di base dell'animazione delle immagini statiche

Fatte rapidamente scorrere una dietro l'altra, le ventiquattro foto davano un'immagine in movimento della durata di 3 secondi, che fu rinominata "Sallie Gardner at a Gallop".

Si capì così che era possibile imprimere su pellicola una data serie di scatti, con tempi di posa bassissimi e a grande vicinanza l'uno dall'altro, per poi proiettarli a ciclo unico, e su un unico supporto: il cervello umano avrebbe poi 'assemblato' le immagini in rapida sequenza, dando così l'illusione del movimento.

Il precinema

Attorno agli anni '60 del XIX secolo, lo statunitense John Wesley Hyatt mise a punto una miscela di nitrocellulosa, azoto e canfora, ottenendo una sostanza polimerica sottile, flessibile ma al contempo molto resistente, a cui diede il nome di celluloide.
Pochi anni più tardi, il pastore Hannibal Williston Goodwin trovò il modo di rendere foto-sensibile un film di celluloide, trattandolo opportunamente con alogenuro d'argento.

Il nuovo supporto, incredibilmente più leggero, comodo ed economico delle lastre fu immediatamente messo sotto brevetto da George Eastman, lo storico impreditore filantropo fondatore della Eastman Kodak Company, conosciuta semplicemente come Kodak.

Pellicola cinematografica
La pellicola cinematografica, per quasi un secolo l'unico strumento esistente in grado di registrare immagini in movimento

Eastman non solo cominciò la produzione industriale della celluloide per uso fotografico, ma fu uno degli artefici della creazione del formato oggigiorno chiamato 'full-frame', ovverosia un quadro visivo rettangolare con una diagonale di circa 35mm.

Tale formato, ideato dall'inventore (socio di Thomas Edison) William Kennedy Laurie Dickson fu ottenuto tagliando in due una pellicola da 70mm di Eastman, dotandola poi di opportune perforazioni per l'avanzamento in macchina.

Pellicola da 35mm
La pellicola da 35mm, chiamata così perché il risultato del taglio in due della pellicola da 70mm di Eastman.
Nata per risparmiare il costoso film in celluloide, diventerà per decenni lo standard della produzione cinematografica

Assieme ad Edison, Dickson ideò quindi il kinetoscopio, che si può tranquillamente definire come il primo proiettore della storia: una macchina molto pesante ed ingombrante, dalla visione monoculare, che però funzionava senza troppi problemi.

L'apparecchio arrivò sul mercato pochi anni prima delle prime proiezioni dei fratelli Lumière, e da molti è - lecitamente - considerato il primo esempio di 'cinema'.

Pellicola da 70mm
La pellicola da 70mm, ovverosia la prima prodotta industrialmente dalla Kodak di George Eastman.
Chiamata anche CinemaScope/​Panavision, ha un rapporto d'aspetto di 2.20:1.
Formato tipico dei kolossal degli anni '50, è stata gradualmente abbandonata nel tempo, in favore della molto più economica - e duttile - pellicola a 35mm

Va comunque tenuto presente che il kinetoscopio aveva una differenza fondamentale col primo cinematografo dei fratelli francesi: era un apparecchio per la visione squisitamente personale, mentre il progetto dei Lumière prevedeva, fin da subito, una visione collettiva delle opere e il pagamento di un biglietto per accedere alla proiezione.

Tutti concetti che si possono ritrovare anche nel cinema attuale, e che risultano di fondamentale importanza per identificare al meglio l'inizio convenzionale della cinematografia.

Il cinematografo dei fratelli Lumière

Nell'estate del 1894, il francese Antoine Lumière assiste, durante un viaggio a Parigi, ad una delle proiezioni dimostrative del kinetoscopio di Thomas Edison, e ne rimane immediatamente affascinato.

Tornato nella sua Besançon e pronfondamente convinto che quel che aveva visto al Théâtre Optique fosse potenzialmente un grande affare, Antoine spingerà i propri figli Auguste Marie Louis Nicholas e Louis Jean a proseguire le sue ricerche sulla pellicola per le 'immagini in movimento' (il termine 'film', attribuito ad Edison, diverrà di dominio universale solo qualche decennio più tardi).

Fratelli Lumière
I fratelli Lumière ritratti in età avanzata

I giovani Lumière sapevano benissimo che la pellicola sviluppata da Eastman era di ottima qualità, ma aveva due difetti fondamentali: il primo, di natura prettamente economica, era rappresentato dal suo costo, non solo di pellicola stessa ma anche composto da diritti di provvigione, particolarmente salati.

Il secondo problema era di natura squisitamente tecnica: le perforazioni della pellicola erano state brevettate da Edison e, sebbene ormai copiate da un numero impressionante di altri produttori sparsi tra Europa ed America, i Lumière temevano che lo scienziato americano gli avrebbe intentato causa per richiedere i diritti sulla sua invenzione.

Fratelli Lumière
Un esempio di 'cinema': visione collettiva dell'opera e pagamento del biglietto d'accesso

Così, i Lumière s'ingegnarono nel modificare la pellicola originaria di Eastman, ideando un nuovo sistema di perforazione rotondo e non rettangolare: il movimento della pellicola era assicurato da un ingegnoso braccio che supportava due rampe e che si muoveva per mezzo di una cremagliera rotante.

Grazie alla cremagliera, lo scorrere della pellicola risultava molto fluido, con pochi - o nulli - inceppamenti.

Messi a punto proiettore e pellicola, i Lumière approntarono una serie di proiezioni collettive a pagamento nell'ormai storico Salon indien du Grand Café a Parigi: il 28 dicembre 1895 viene proiettato "La Sortie de l'usine Lumière", uno dei primi dieci cortometraggi (chiamati all'epoca 'visuali') composti dai Lumière, che raffiguravano scene di vita di tutti i giorni.

"La Sortie de l'usine Lumière"
Fotogramma de "La Sortie de l'usine Lumière", uno dei primi cortometraggi della storia del cinematografo

Il successo di pubblico per quella novità d'intrattenimento fu rapidissimo, ed in breve sorsero sale di proiezione a pagamento in tutta Europa, nelle capitali e nei maggiori capoluoghi.

Sebbene, come già accennato in precedenza, i fratelli Lumière non siano stati i primi in assoluto ad 'inventare' la ripresa cinematografica, sono sicuramente stati i primi ad aver avviato il concetto di 'cinema'per come noi lo intendiamo ora: uno spettacolo collettivo, proiettato in strutture apposite e a cui si accede per mezzo del pagamento di un biglietto.


Insomma, un vero e proprio teatro, ma con attori in celluloide invece che in carne ed ossa.

Le similitudini tra cinema e teatro, fortissime e con i due mondi perennemente in sovrapposizione tra di loro, non cesseranno mai d'esistere, e tale intenso connubio è riscontrabile anche ai giorni nostri.

La nascita dell'industria cinematografica

I fratelli Lumière capirono ben presto che una delle cose migliori del loro cinematografo, che lo distingueva totalmente dal teatro, era l'estrema facilità con cui so potevano cambiare le 'visioni', dando quindi nuovo materiale d'intrattenimento agli spettatori.

Al contrario della rappresentazione con attori dal vivo, costosa e di elaborata preparazione, con il cortometraggio si potevano riprendere gli spettacoli prima della rappresentazione, per poi selezionarli e smistarli secondo i più idonei palinsesti.

Ancora, potevano essere riprese situazioni particolari, lontane dallo spettatore o comunque di difficile accesso giornaliero (si pensi al famoso 'passaggio del treno' dello storico "L'arrivée d'un train en gare de La Ciotat").

Era ben chiara, quindi, la differenza tra produzione e pre-produzione, e queste fasi potevano essere commissionariate anche a personale esterno, e non necessariamente ai Lumière.

I fratelli francesi, così, trovarono nuovi fondi e nuovo materiale incaricando di 'riprese dal vero' svariati operatori in tutto il mondo.

Armati di videocamera (od almeno, così l'avremmo chiamata oggigiorno) e sufficiente pellicola Eastman, i primi 'operatori di ripresa' viaggiarono in lungo ed in largo, filmando su un unico piano sequenza le più disparate scene di vita quotidana.

Questo generava un fiorente giro di denaro, in quanto i nuovi filmati servivano ai Lumière per vendere i loro proiettori, alla Kodak per vendere nuova pellicola e alle sale cinematografiche per vendere i biglietti delle riproduzioni; si era ancora lontani - ma non troppo - dall'ingaggiare veri attori e costruire così una 'vera finzione' di narrazione, ma il circolo di denaro era ormai iniziato, e l'odore di business già veniva annusato da molti.

Era nato il primo abbozzo di 'produzione cinematografica' per come lo intendiamo noi ora, e tale modello rimarrà in essere senza troppe variazioni per oltre un secolo.

La settima arte

Georges Méliès
Georges Méliès, considerato come il primo regista della storia del cinema, e genio di talento indiscusso.
A lui dobbiamo i primi effetti speciali, le esposizioni multitple, le dissolvenze e le prime pellicole a colori, dipinte a mano

Impressionato dalle potenzialità del cinematografo, il famoso illusionista francese Georges Méliès decise di investire ingenti fondi nella produzione di nuove pellicole, stavolta però non limitandosi - come facevano tutti gli operatori assoldati dai Lumière - a riprendere in un unico piano sequenza elementi del vivere quotidiano, bensì osando molto di più: il suo intento era di usare il cinema per creare le illusioni che nella realtà non possono essere create.

A Méliès ed al suo genio dobbiamo i primi, rudimentali ma non per questo non efficaci, 'effetti speciali', così come dobbiamo la visione di un nuovo concetto di ripresa, non più su un unico piano sequenza, ma un girato 'assemblato a posteriori', effettuando un ritaglio della pellicola, aggiungendo od eliminando fotogrammi.


Georges Méliès fu quindi il padre del montaggio cinematografico, oltreché delle prime esposizioni multiple, le dissolvenze e pure il colore, che il geniale artista pensò di dipingere direttamente sulla pellicola.

Grazie a lui, universalmente considerato come il primo, vero regista della storia, il cinema passò dall'essere un mero svago d'interesse per lo più tecnologico ad un vero e proprio strumento, che nelle mani giuste poteva creare autentiche opere d'arte.

Dal pioneristico lavoro di Méliès, i cui frutti possono ancora essere apprezzati nelle produzioni attuali, non passerà molto tempo affinché grandi artisti non regalino al mondo opere cinematografiche eccelse, facendo coniare il termine di 'settima arte'.

La svolta americana

David Wark Griffith
David Wark Griffith, il padre del cinema americano considerato una colonna della regia della nuova - all'epoca - arte cinematografica

Ben presto il cinematografo, sull'onda del successo europeo, si espanse anche nel Nuovo Mondo, dove già Edison aveva aperto la strada grazie al suo kinetoscopio.

La formula inventata - o per meglio dire, intuita - dai fratelli Lumière, ovverosia quella della rappresentazione pubblica con il pagamento del biglietto, si sposò perfettamente anche nella giovane cultura americana, e già all'inizio del 1900 in tutti gli Stati federati si potevano contare innumerevoli sale di proiezione.

Se i primi film di Méliès puntavano quasi tutto sulla spettacolarità e sugli effetti speciali, mancava tuttavia ancora un concetto di trama vera e propria: certo, le proiezioni avevano un senso compiuto e seguivano una certa logica, ma una reale opera narrativa non era ancora stata sperimentata.

All'inizio del secolo, l'americano David Wark Griffith, che in passato aveva svolto innumerevoli lavori e che era da sempre un grande appassionato lettore, dopo qualche particina in piccole produzioni, ebbe modo di sperimentare la sua particolare idea di film, del tutto differente da quella allora in voga, e che essenzialmente era ancora basata sul 'modello Lumière'.

The birth of a Nation di Griffith
Storico fotogramma dell'ancor più storico "The Birth of a Nation", considerato il primo, vero lungometraggio della storia del cinema

Per Griffith, una vera opera cinematografica doveva essere essenzialmente dotata di un filo conduttivo, né più e né meno che in una produzione letteraria, a differenza della quale però poteva agevolmente mischiare differenti situazioni anche contemporaneamente, senza distrarre eccessivamente lo spettatore dal seguire il filo conduttivo generale.

Si trattava di una vera e propria trama, ovverosia della messa in opera generale della pellicola, in quella che poi sarebbe diventata famosa come 'sceneggiatura'.

Con il suo "Nascita di una Nazione" ("The Birth of a Nation"), Griffith mostrerà al pubblico la prima, vera opera d'arte cinematografica completa: trama, sceneggiatura, piani sequenza che sviscerano storie lunghe e complesse, ben distanti dalle prime, semplici 'visioni' dei Lumière: è nato il lungometraggio, e con lui l'inarrestabile successo mondiale del 'film'.

L'avvento della composizione sonora

Al Jolson
Al Jolson, una delle prime 'star' del cinema parlato, interprete di "The Jazz Singer"

Già dai tempi delle prime pantomime luminose di Charles-Émile Reynaud, i produttori cinematografici si accorsero quasi immediatamente che i loro lavori rendevano enormemente di più se accompagnati da un qualche genere di commento musicale.

In particolar modo, la potente forza evocatrice delle immagini in movimento risultava decuplicata, nell'emozioni dello spettatore, se presente una musica, possibilmente coerente con l'informazione visiva.

Thomas Edison aveva già inventato il fonografo, ma il problema principale dell'introdurre il sonoro nei primi film era la sincronizzazione: nessuno aveva ancora ideato un 'sincronizzatore' per le registrazioni audio e le riprese video, quindi gli attori dovevano necessariamente mimare, aiutandosi con la loro capacità espressiva, situazioni ed accadimenti senza parlare; il pubblico era aiutato a comprendere meglio le trame grazie all'introduzione, tra una sequenza e l'altra, di fotogrammi contenenti testi statici.

Al Jolson
Charlie Chaplin nei panni che l'hanno reso leggenda, ovverosia quelli di Charlot.
Sicuramente una delle maschere più riconosciute ed amate del cinema muto

Nelle prime proiezioni, le sale erano dotate di pianisti od addirittura vere e proprie orchestre dal vivo, ed il problema della sincronizzazione tra voci e attori rimase fino quasi alla fine degli anni '20, quando la Western Electric Company, in collaborazione con il centro di ricerca sonoro dei laboratori Bell, sviluppò il Vitaphone, ovverosia il primo sistema in grado di sincronizzare la traccia audio (riprodotta dal fonografo) con quella proiettore video, attraverso l'ingegnoso sistema di una serie di motori elettrici che mandavano in sincrono le due macchine.

Il sistema era alquanto costoso, ma permetteva la riproduzione audio incisa su un disco di funzionare senza troppi problemi con il girato video della pellicola.

Furono quattro fratelli imprenditori, Harry, Albert, Sam e Jack Warner (fondatori della celeberrima Warner Bros.) ad intuire per primi le potenzialità del sistema Vitaphone e, in generale, dell'avvento nel sonoro nella cinematografia: il primo esperimento in tal senso è il "Don Juan" con la star dell'epoca John Barrymore, anche se non si può considerare un vero e proprio 'film sonoro', ma piuttosto un film muto con qualche intramezzo musicale.

Al Jolson
Fotogramma tratto da "The Jazz Singer", in cui Al Jonson mette i panni del suo caratteristico 'cantante negro'

Stessa cosa si può dire per quello che è considerato il primo film sonoro in assoluto della storia, ovverosia "The Jazz Singer" con la super-star del tempo Al Jolson: uscito nel 1927, conteneva ben nove canzoni e qualche breve intermezzo parlato, ma ciò bastò al pubblico per farlo diventare in breve tempo famosissimo, salvando dalla bancarotta la Warner Bros., i cui quattro fratelli fondatori avevano speso tutto il capitale aziendale investendo sul sistema Vitaphone.

Il sonoro risulterà così fondamentale nella storia della cinematografia da essere uno spartiacque ancora usato per classificare gli albori del cinema e dividerli nettamente da quello che è considerato 'cinema moderno'.

Pochi anni dopo, il progresso della tecnologia permise di includere la traccia sonora direttamente in pellicola, perforando l'informazione a bordo del fotogramma, in un sistema concettualmente similare a quello attualmente usato (in digitale però).

Il 1931 è un anno particolarmente importante per il cinema sonoro: viene introdotto il suono stereofonico, frutto della ricerca dei laboratori EMI e del brillante lavoro dell'ingegnere inglese Alan Dower Blumlein.

Grazie all'avvento dell'audio, un intero nuovo filone artistico si potè aprire al mondo del cinema, permettendo registrazioni non solo in presa diretta ma montaggi, doppiaggi, missaggio di voci e musica ed in generale tutto ciò comunemente vediamo nel cinema attuale.

Il cinema a colori

Il Mago di Oz
Il trionfo del sistema Technicolor nel celeberrimo "Il Mago di Oz"

Similmente alla sua sorella fotografia, anche la cinematografia impiegò una considerevole quantità di tempo, risorse e denaro per riuscire a catturare ed imprimere sulla pellicola la luce colorata, in una lunga e laboriosa ricerca da parte di più di mille (letteralmente) procedimenti, sviluppati tra il 1928 ed il 1948.

Già ai tempi delle pantomime luminose, Charles-Émile Reynaud usava colorare a mano la pellicola Eastman, ottenendo quindi i primi cartoni animati della storia.

Il sistema di colorare a mano direttamente sulla pellicola fu lo standard almeno fino ai primi anni '10, quando George Albert Smith mise a punto il famoso Kinemacolor, che è considerato a buon diritto il primo, vero procedimento automatizzato per ottenere pellicole colorate.

Il procedimento richiedeva ingenti fondi, sia in fase di registrazione che riproduzione, offriva immagini con vistosi aloni e colori decisamente sbiaditi, ma per la prima volta, comunque, la tecnica era riuscita a produrre qualcosa in gamma cromatica differente dalla scala di grigio.

Il Kinemacolor
Il sistema Kinemacolor, uno dei primi sistemi automatici di colorazione della pellicola

Prese piede principalmente nel Regno Unito, e vennero prodotti oltre 250 film, ma l'alto costo e le ristrettezze della nazione per la Grande Guerra ne decretarono l'abbandono.

Fu rimpiazzato dall'americano Technicolor: un sistema particolarmente ingegnoso, che usava sempre la medesima pellicola Eastman, ma riusciva a scomporre la luce, grazie ad un prisma presente nella pesante cinepresa, nei tre colori fondamentali rosso, verde e blu.

Le differenti radiazioni venivano poi indirizzate su tre pellicole che scorrevano simultaneamente, e che venivano quindi impressionate in maniera differente, diremmo 'a strati'.

Ne risultavano quindi tre negativi, che in stampa venivano poi unificati con il procedimento tricromatrico sottrattivo (non molto dissimile dall'equivalente quadricromatico usato in tipografia), con il vantaggio di poter regolare la saturazione e l'intensità di ogni colore a seconda dell'esigenze.

Tale procedimento richiese un considerevole sviluppo, e fu introdotto industrialmente dopo numerose modifiche e tre varianti principali (Technicolor 1, Technicolor 2, Technicolor 3), che costrinsero gli sviluppatori ad un grande sforzo produttivo per arrivare agli ottimi risultati del Techicolor 4.

Il sistema deve senz'altro la sua fortuna e fama all'interesse di Walt Disney, che per primo intuì le grandi potenzialità del nuovo Technicolor a tre pellicole: con il suo "Flowers and Trees" del 1932, Disney non solo iniziò la gloriosa ascesa del Technicolor 4, ma s'affrettò a sottoscrivere anche un contratto di esclusiva dello stesso.
Alle tre pellicole di base, nel corso di vita del progetto se ne aggiunse anche una quarta, stavolta grigia, che migliorava di molto il dettaglio delle immagini.

Con il Technicolor 4 fu girato lo storico "Il Mago di Oz" del 1939 con Judy Garland, ed il procedimento rimarrà lo standard almeno fino agli anni '50, quando comincerà a venire soppiatanto dal più economico - e valido - Eastmancolor della Kodak.

L'era del digitale

Cinepresa digitale
Una moderna cinepresa digitale

Nel 1975 l'ingegner Steven Sasson, al tempo impiegato della Kodak, sfruttando le peculiari caratteristiche di un innovativo dispositivo ad accoppiamento di carica (CCD, dall'inglese Charge-Coupled Device) inventato qualche anno prima dai laboratori Bell, costruisce il primo prototipo funzionante di fotocamera in grado di impressionare i fotoni che compongono la luce non più su pellicola, ma su un supporto elettronico (in questo caso, un nastro magnetico).

La risoluzione delle immagini non è proprio eccelsa (320x240 pixel per neppure 1Mpx totali), ma è comunque la prima volta che una fotografia non passa più per la camera oscura, ed è immediatamente stampata a video.

Lo sviluppo della tecnologia, di grande interesse scientifico, è però bloccata sul nascere dalla Kodak stessa, per due motivi: perché i dirigenti di Rochester non la ritengono ancora appetibile per il mercato (complice la scarsissima diffusione dei calcolatori elettronici in ambito privato di consumo) e per non intralciare le vendite di pellicola, all'epoca al massimo del fatturato.

Tale visione, comprensibile ma abbastanza miope, sarà una delle cause dell'inizio del declino della storica azienda fondata da George Eastman.

Da quel prototipo degli anni '70, nel corso degli anni furono sviluppati modelli sempre più avanzati e, grazie al progredire dell'elettronica e dell'informatica, verso la fine degli anni '90 la fotografia digitale cominciò a divenire accessibile anche a livello consumer.

Le riprese in digitale incontrarono una prima, feroce resistenza degli addetti ai lavori già dagli anni '80, quando la Sony per prima introdusse la sua serie HDVS: un buon prodotto professionale, ma che fu un vero e proprio flop di vendite.

Di pari passo, la cinematografia seguì lo stesso destino della sorella fotografia, anche se con un leggero ritardo causato dagli ingenti costi di migrazione dalla pellicola al file elettronico, oltreché della riluttanza, anche da parte di registi di grandissimo spessore (tra i tanti, Quentin Tarantino e Christopher Nolan), ad abbandonare uno standard collaudato per una specie di 'salto nel buio' che, a conti fatti, si è comunque dimostrato, col senno di poi, un successo.

Avatar di James Cameron
"Avatar", il film campione d'incasi di James Cameron girato totalmente in digitale

Il passaggio al nuovo sistema di registrazione di audio e video cinematografico non è stato drastico, ma estremamente diluito nel tempo: fu verso la metà degli anni 2000 che i primi film vennero parzialmente girati in digitale, e tra i primi pionieri della tecnologia c'è da includere George Lucas, regista che fin da subito ha espresso tutto il suo entusiasmo per il nuovo supporto.

Il campione d'incassi "Avatar" di James Cameron del 2009 è stato girato interamente in digitale, a dimostrazione che la nuova tecnologia è solamente l'ennesimo mezzo creativo, tra le altre cose che può far risparmiare molti costi di produzione e velocizzare di molto la post-produzione.

Proiettore digitale
Un moderno proiettore digitale

Con l'avvento delle riprese digitali e con l'informatizzazione di massa, anche il metodo di distribuzione dei film nelle sale è drasticamente cambiato: allo storico proiettore a pellicola è succeduto il proiettore digitale, che prende il materiale da proiettare non più dalla pellicola in poliestere, ma bensì da file di dati DCP (Digital Cinema Package), criptati e codificati.

I metodi di diffusione dei file dei film da proiettare nelle sale possono essere molteplici, ma sono essenzialmente due: attraverso comuni memorie di massa (Hard-Drive), oppure attraverso una connessione a banda larga, inizialmente satellitare ma ora anche ADSL o fibra.

Il proiettore digitale, sebbene sempre di un proiettore si tratti, opera differentemente dal suo antenato a pellicola: prende il materiale da proiettare solitamente da un server interno - oppure, di rete locale - dove l'operatore ha opportunamente già caricato i file del film in DCP, e pertanto anche l'organizzazione e la gestione dei contenuti deve essere riorganizzata rispetto ad una comune sala a pellicola, dando la massima priorità al tecnico di rete che curerà il buon funzionamento informatico della sala.

Registi, sceneggiatori, direttori e tecnici

Sergio Leone
Sergio Leone, uno dei più grandi registi della storia, autore della memorabile "Trilogia del Dollaro"

Dai primi esperimenti di Georges Méliès e dalle prime opere di Griffith, i neo-registi capirono immediatamente che la rappresentazione a soggetto aveva un solo ed unico limite: la creatività.

La necessità di aver sempre un buon materiale da raccontare attraverso le immagini cominciò a divenire di primaria importanza da subito, e un nuovo mestiere si creò nella nascente industria cinematografica: lo sceneggiatore, ovverosia l'autore concettuale dell'opera.

Sergio Leone
Federico Fellini, l'onirico cineasta italiano autore di fantastiche pellicole come "La Dolce Vita"

Spesso ingiustamente relegato ad una posizione ritenuta inferiore a quella del regista, lo sceneggiatore ha il delicatissimo compito di 'costruire materialmente' la storia, i dialoghi, i piani sequenza e, in generale, qualsiasi elemento che indicherà poi al regista come dovrà dirigere la pellicola.

Sebbene il regista abbia, storicamente, rivestito un ruolo principe in tutta la troupe cinematografica, senza una buona sceneggiatura anche Steven Spielberg o Francis Ford Coppola (tanto per citarne un paio) non potrebbero mai produrre nulla di rilevante.

Sergio Leone
Quentin Tarantino, il visionario e surreale director del nuovo corso di Hollywood, cominciato negli anni '90

A differenza dello sceneggiatore, il regista è il primo referente, sia tecnico che artistico, della produzione dell'opera: direttamente sul campo, coordina tutto il set e dirige gli attori; decide le inquadrature delle riprese e, spesso e volentieri, modifica direttamente sul campo le scene, per accordarle alla sua idea di come il film dovrà essere ultimato.

Sin dagli albori della cinematografia, è considerato il padre dell'opera anche se, come accennato in precedenza, tale riconoscimento dovrebbe essere diviso con lo sceneggiatore.

Molti registi, in ogni caso, sono anche sceneggiatori, o comunque collaborano strettamente con quelli a loro più graditi, e con cui hanno instaurato un reciproco rapporto di fiducia e lavoro.

Altro ruolo molto importante sul set cinematografico (per non dire essenziale) è il direttore della fotografia: tale figura è considerata il 'braccio destro' del regista, e solitamente gode di grande autonomia decisionale, in quanto è il responsabile del risultato visivo finale dell'opera.

Stanley Kubrick,
Stanley Kubrick, uno dei mostri sacri del cinema mondiale, a cui dobbiamo capolavori come "2001 Odissea nello Spazio"

Decide obiettivi, riprese, esposizioni, aperture dei diaframmi, utilizzo di pellicola o digitale, luci del set, piani di messa a fuoco, movimenti delle cineprese e, in generale, tutto ciò che è tecnicamente necessario per la realizzazione materiale delle riprese del film.

Non di rado collabora anche in fase di montaggio, spesso in accordo col regista, e solitamene tutti i grandi capolavori della settima arte hanno o hanno avuto come direttori della fotografia considerevoli figure, non meno importanti dei registi e degli sceneggiatori.

L'operatore di ripresa (chiamato anche cameraman, in inglese) è il tecnico che sta dietro la cinepresa e, come il nome suggerisce, è incaricato di filmare le scene, secondo le direttive del regista e del direttore della fotografia.

Stanley Kubrick,
John Ford, la leggenda del cinema western americano ed uno dei più grandi registi di tutti i tempi


Anche se è il principale incaricato di riprendere materialmente la scena secondo le indicazioni che riceve, il ruolo gli impone anche una certa sensibilità tecnica, datosi che è l'occhio che per primo inquadra direttamente il campo visivo, e pertanto spesso e volentieri si rendono necessarie correzioni al volo, per evitare di sprecare preziose pose.

Con l'avvento del sonoro e quindi delle registrazioni audio, la troupe cinematografica ha avuto necessità di ricorrere anche ad un altro specialista, ovverosia il tecnico del suono.

Sergio Leone
George Lucas, uno dei più geniali registi e sceneggiatori di sempre, autore delle miliardarie saghe di "Star Wars" e "Indiana Jones"

Tale figura, di primaria importanza sul set, si prende in cura la gestione di tutte le riprese audio, sia interne che esterne: sceglie i microfoni adatti, analizza e sincronizza i parlati, spesso e volentieri dirige il reparto audio che si occupa degli effetti speciali, assicurandosi che tutto sia cooerente con le direttive del regista.

Comunemente, ha un ruolo primario anche in fase di montaggio, scegliendo la traccia audio migliore per il taglio finale.

Sergio Leone
Woody Allen, uno dei più brillanti commediografi della storia del cinema

Se il film dev'essere distribuito in mercati di lingua differente da quello in cui è stato girato, è possibile che la post-produzione includa la necessità di eseguire un doppiaggio: tale delicatissimo lavoro, fondamentale per permettere alla produzione di vendere il lungometraggio al di fuori del Paese di produzione originario, è affidato ad organizzazioni specializzate, composte per la maggiorparte da attori (anche teatrali) che, agli ordini del direttore del doppiaggio, provvederanno ad aggiungere nuove tracce audio alla pellicola, permettendone così la distribuzione in un determinato mercato.

Con la diffusione capillare dell'Internet e per combattere il fenomeno diffusissimo della pirateria, oggigiorno si tende ad includere la fase di doppiaggio direttamente già nella primissima post-produzione, permettendo così l'uscita in contemporanea mondiale della pellicola, cercando di limitare la diffusione online delle copie pirata, sottotitolate e quindi già pronte alla visione (illegale).

Generi e sottogeneri

Ben-Hur
Charlton Heston è Giuda Ben-Hur nell'omonimo kolossal degli anni '50

Fin dalle prime 'visioni' dei fratelli Lumière, l'arte cinematografica ha avuto sempre bisogno di un soggetto, ovverosia un qualcosa in grado di attirare su di sé l'attenzione dell'osservatore.

Grazie alle intuizioni dei primi registi della storia, tale modalità di ripresa ('a soggetto', per l'appunto) si è pian piano ampliata, fino a divenire una quantità enorme di generi, a loro volta divisi in sotto-generi.

Dapprima figlie dirette (per non dire copie belle e buone) dei generi teatrali graditi agli spettatori da svariati secoli, col tempo le sceneggiature originali sono diventate la maggioranza, spaziando tra i più disparati generi: commedia, tragedia, avventura, mistero, storico, in costume e non ultimo il filone fantascientifico, che proprio grazie alle potenzialità della nuova arte cinematografica potè esprimersi al meglio, lasciando la cellulosa per approdare alla celluloide.

Alberto Sordi è un americano a Roma
Alberto Sordi, icona storica del cinema italiano, nell'epica scena dei maccheroni in "Un Americano a Roma"

Anche i movimenti culturali di un determinato periodo, od addirittura Paese, hanno negli anni influenzato la produzione di film: si pensi per esempio al cinema d'avanguardia, o quello socialmente impegnato degli anni '70.

Oggigiorno la produzione cinematografica mondiale ha in catalogo decine di generi e decine di sottogeneri, per un parco titoli sterminato, adatto a tutti i gusti.

Case di produzione

Il logo della 20th century fox
Lo storico logo della 20th Century Fox

Fin dagli esordi della cinematografia moderna, dettata dalle regole dei Lumière, si intuì immediatamente che il nuovo business poteva essere sì molto remunerativo, ma altresì abbastanza costoso nel realizzo.

È da sfatare la falsa diceria che i film sono diventati enormemente costosi con l'avvento degli effetti speciali e della grafica computerizzata: effetti speciali e post-lavorazioni (digitali o meno) sono sempre esistite sin dai pioneristici lavori di Georges Méliès, ed i costi di produzione delle opere sono stati sempre particolarmente sostenuti.

Idealmente, la lavorazione di una generica pellicola si divide in cinque fasi:

  1. Sviluppo
  2. Pre-produzione
  3. Lavorazione
  4. Post-produzione
  5. Distribuzione

Tali fasi richiedono ingenti risorse economiche, per pagare non solo tecnici ed operatori, ma anche gli ingenti costi di allestimento fisico dei set, oltreché tutto il supporto logistico necessario alle riprese.

Le maggiori case di produzione attuali sono grossomodo quelle che esistevano sin dagli anni '30 del 1900 (ad esclusione delle giapponesi, entrate nel mercato dal dopoguerra in poi): sono colossi da miliardi di dollari di fatturato annuo, che producono a ciclo continuo film di tutti i tipi, e che controllano oltre il 90% del mercato al botteghino.

Si occupano di tutte le fasi della lavorazione di un film, e spesso e volentieri sono delle multinazionali a tutto tondo, che controllano anche il mercato discografico, videoludico e dell'home-video.

Sono in gergo chiamate 'major', e prendono in carico il progetto a tutto tondo: dallo sviluppo alla distribuzione, curando anche il marketing ed addirittura la stampa dei formati DVD o Blu-Ray.

Alcune major, come la Sony, sono multinazionali di così ampia produzione di beni e servizi da arrivare a dettare legge non solo sulle produzioni cinematografiche, ma anche sulla stessa tecnologia che ne permette la fruizione: è il caso della guerra tra l'HD-DVD ed il Blu-Ray, che si risolse a favore di quest'ultimo sotto la fortissima pressione della Sony, e che richiamò l'attenzione sulla 'guerra dei formati' dopo che vi fu un simile duello, stavolta in analogico, negli anni '70 tra Betamax e VHS.

Tutte le major incorporano nella loro struttura famose etichette o studi di produzione, alcuni in passato indipendenti, ed attualmente le major sono:

  • Sony, con la Sony Pictures Entertainment;
  • Time Warner, con la Warner Bros. Entertainment;
  • The Walt Disney Company, con la Walt Disney Studios;
  • Comcast / General Electric con la NBCUniversal;
  • Lions Gate Entertainment con la Lionsgate Motion Picture Group;
  • 21st Century Fox con la Fox Entertainment Group;
  • Viacom con la Paramount Motion Pictures Group

Alcune major sono famose più che per il nome della divisione madre, per il nome del loro studio di punta; è il caso della Pixar Animation Studios, della Miramax Films, della TriStar Pictures e via discorrendo.

Budget, blockbuster, kolossal e film record

Titanic
"Titanic", uno dei più grandi successi commerciali della storia del cinema di tutti i tempi

Nel gergo cinematografico, si definisce un film 'blockbuster' una pellicola dall'altissimo gradimento popolare, che solitamente fa registrare grandi incassi al botteghino.

Il termine, preso in prestito dal teatro, è ormai diventato di pertinenza quasi esclusivamente cinematografica, e quasi sempre identifica un film su cui la produzione ha puntato molto, investendo un gran numero di risorse economiche.

Parlando di soldi, tutti quelli assegnati per la lavorazione di un generico film (comprendente tutte le cinque fasi in cui essa si dirama) si chiamano budget, e solitamente più alto è quest'ultimo e più incassi dal botteghino si aspetta la produzione.

Via col vento
L'epica scena finale di "Via col Vento", tutt'ora il film dal maggior incasso di sempre nella storia del cinema

Ciò comunque non è sempre vero, ed in qualche caso film a cui la produzione aveva assegnato imponenti budget si sono rivelati autentici disastri al giudizio del pubblico, alcune volte mettendo a rischio la sussistenza stessa della major: un esempio storico di flop, che portò quasi al fallimento la 20th Century Fox, è "Cleopatra" del 1963, con Elizabeth Taylor e Richard Burton.

Quando il budget di un film è davvero mastodontico (convenzionalmente, oltre i 100 milioni di dollari), e vengono in esso riversate enormi risorse umane, oltreché una campagna pubblicitaria martellante e su ogni mezzo d'informazione, si parla di kolossal; da esso ci si aspettano adeguati ritorni al botteghino, che generalmente arrivano.

Luke Skywalker
Luke Skywalker, uno dei protagonisti della saga fantascientifica di più grande successo del mondo, "Star Wars"

Sono ad esempio kolossal "Ben-Hur" del 1959, "I dieci comandamenti" del 1956, "Titanic" del 1997 ed i più recenti "Avatar" del 2012 e i capitoli della saga di "Harry Potter", tutti capaci di far incassare cifre da capogiro alla produzione, ma tutti enormemente costosi in quanto a budget.

Alcuni film hanno guadagnato così tanto da aver sfondato la soglia del miliardo di dollari: ne sono esempio i già citati "Avatar" e "Titanic", il celebre "Via col Vento" ed il primo episodio (anzi, il sesto, in ordine cronologico) della saga di "Guerre Stellari".

L'epopea di Hollywood

Luke Skywalker
La collina di Hollywood, con la celebre scritta divenuta famosa in tutto il mondo

Nella Los Angeles degli anni '10 del 1900, interessati dai potenziali guadagni dell'innovativa 'arte cinematografica', all'epoca per d'avvero agli inizi, un gruppo d'imprenditori si riunì intuendo odore di nuovo business, ed in meno di un decennio, laddove prima esisteva essenzialmente solo agricoltura, si formò una forte comunità cinematografica, che diventa subito un vero e proprio affare milionario: sotto la collina di Hollywood sorgono gli studi della Universal, della MGM e di tutte le altre grandi major e studi di successo che continuano a produrre film e prodotti d'intrattenimento vario anche ai giorni d'oggi.

Nella Hollywood del primo ventennio del XX secolo spiccano figure ormai divenute leggendarie: Rodolfo Valentino, Charlie Chaplin, Greta Garbo e Clark Gable.

Rodolfo Valentino
Rodolfo Valentino, forse la prima vera star del cinema di Hollywood, che diventò un vero e proprio 'sex-symbol'

Nasce un vero e proprio 'studio system', capace di produrre una quantità impressionante di film, documentari e anche pubblicità, in un mercato milionario che può portare al successo qualsiasi soggetto, basta che sia capace di 'vendersi bene' a livello cinematografico.

L'avvento del cinema dapprima sonoro e poi colorato permette la produzione di veri e propri kolossal divenuti leggendari, come ad esempio il già menzionato "Via col Vento" di Victor Fleming.

Clark Gable
Clark Gable, una delle icone del cinema di Hollywood degli anni '30 (orecchie a sventola incluse)

All'epoca gli studi avevano la proprietà diretta delle sale cinematografiche, e questo generava una serie di impressionanti guadagni, vero, ma anche una quantità non di poco conto di conflitti d'interesse.

Le cose cambiarono a partire dagli anni '40: entrarono in vigore una serie di leggi federali che levavano la proprietà delle sale agli studi di produzione, e l'avvento della sanguinosa II Guerra Mondiale fece calare di molto il flusso di denaro totale; la produzione cinematografica, comunque, non si fermò: Cary Grant, James Stewart, Gary Cooper, Humphrey Bogart e Henry Fonda cominciano la loro strepitosa ascesa, ponendo le basi della grandissima ripresa degli anni '50 e '60.

Marilyn Monroe
Marilyn Monroe, uno dei miti degli anni d'oro di Hollywood

Anni in cui personaggi ormai leggendari come Marlon Brando e James Dean esportano in tutto il mondo un nuovo concetto di 'american way of life', molto più disilluso e disincantato, figlio di una generazione che ha già scordato gli orrori della guerra e si ritrova, per dirla come un famoso titolo inglese di un ancor più famoso film di Dean "rebel without a cause" ("ribelle senza una causa").

Il declino della vecchia Hollywood, e dei suoi gloriori anni d'oro, ci sarà alla fine degli anni '60, quando una nuova generazione di cineasti - ed un nuovo periodo storico, più incerto e più distopico di quello passato - porteranno gli studios ad una nuova fase, nominata per l'appunto 'la nuova Hollywood'.

Taxi Driver
Robert De Niro nella sua storica interpretazione di Travis Bickle, l'alienato e sociopatico protagonista di "Taxi Driver"

Sono registi come Francis Ford Coppola, Woody Allen, Stanley Kubrick, Robert Altman e Martin Scorsese ad iniziare il nuovo corso, mentre attori del calibro di Robert De Niro, Dustin Hoffman e Jack Nicholson interpreteranno ruoli divenuti 'cult' per ogni generazione: senza più un vetusto 'codice morale' e un finto bigottismo, tipico di una società progressivamente tendente alla secolarizzazione, capolavori come "Qualcuno volò sul nido del Cuculo" oppure "Taxi Driver" mostrano una Hollywood profondamente cambiata, ma non per questo meno fascinosa.

Gli anni '80, con i loro eccessi, porteranno nuove grandissime novità, come la consacrazione definitiva di Steven Spielberg e la grande epopea della sub-cultura 'urbana post-industriale', che rimarrà fortissima nei ricordi degli adolescenti del periodo.

Indiana Jones
Harrison Ford è il professor Henry "Indiana" Jones Jr., icona storica del cinema d'avventura

Si sviluppano anche quei sotto-generi prima considerati di seconda fascia, e relegati a produzioni di basso livello; ora rigenerati nell'interesse, saghe come "Nightmare" e "Halloween" danno il via al genere 'horror', che diventerà un grande successo e proseguirà con grandi produzioni anche nei successivi anni '90.

Anni in cui l'uso degli effetti speciali in CGI (grafica computerizzata) diventano onnipresenti in quasi tutte le produzioni: Steven Spielberg lancia la mega-produzione di "Jurassic Park", con un uso massiccio di una CGI di altissimo livello, che permette scenari ed effetti mai visti prima in un film.

Jurassic Park
L'epica scena dell'attacco del T-Rex nel primo "Jurassic Park", film che fu tra i precursori nell'uso massiccio della CGI

Al contempo, giovani e visionari registi come Quentin Tarantino, Tim Burton ed i fratelli Coen, completamente liberi di dar sfogo alla loro creatività, assumono il controllo di un mercato prima considerato 'per cinefili', che invece si dimostra capace di far incassare molti soldi alle case produttrici.

Gli anni '10 del 2000 vedono una Hollywood che ormai ha però perso il predominio mondiale rispetto a nuove realtà (si pensi alla famosa produzione indiana), oppure a realtà che, grazie alla globalizzazione e all'Internet estremamente diffuso, possono competere con costi molto inferiori, e con risultati non per questo meno apprezzabili.

Jurassic Park
La famosa scena di Jules e Vincent dall'altrettanto famoso "Pulp Fiction" di Quentin Tarantino

Le idee cominciano a scarseggiare, e si ricorre all'uso massiccio dei 'remake', oltreché dal prendere a piene mani dall'inesauribile fucina della produzione letteraria: saghe 'best-seller' della carta, come ad esempio quella di "Harry Potter" oppure "Il Signore degli Anelli" di Tolkien divengono epopee molto remunerative, con pellicole in grado di sfondare il muro del miliardo di dollari.

La produzione cinematografica diventa sempre più globale, e molti studios storici trasferiscono buona parte dei loro set in giro per il mondo, in particolare nell'est Europa, strizzando molto l'occhio anche ai mercati asiatici, ormai in grado di far guadagnare quanto e forse più di quelli tradizionali nord-americano ed europeo.

Cinecittà ed il cinema italiano

Jurassic Park
Gli studios di Cinecittà a Roma: la fabbrica dei sogni tutta italiana

L'Italia, all'inizio della cinematografia Paese dalla storia millenaria ma dall'unità molto giovane, ha cominciato fin da subito a contribuire in maniera fondamentale alla settima arte: la prima proiezione in assoluto nel nostro Paese si fa risalire al 13 marzo 1896 a Roma, e precisamente nello studio fotografico "Le Lieure".

In poco tempo, il cinematografo dei Lumière s'espande in tutta la Penisola, e sale di visione vengono allestite in tutte le principali città: i primi operatori ritraevano principalmente vedute paesaggistiche, oppure regnanti (in questo caso, i Savoia) sempre su commissione dei fratelli Lumière.

Degno di nota è il documentario su Papa Leone XIII: è la prima volta in assoluto che un Pontefice si lascia riprendere (nei giardini Vaticani) dal nuovo mezzo meccanico, ed il film è considerato storicamente come la prima pellicola italiana mai prodotta.

Jurassic Park
Papa Leone XIII, il primo Pontefice della storia ad essere videoripreso

Non passerà troppo tempo affinché il cinema, considerato dapprima un mero interesse 'da fiera', diventi una vera e propria industria, peraltro tra le più sviluppate di un Paese ancora sostanzialmente a trazione agricola.

Agli inizi del XX secolo viene fondata la storica Società Italiana Cines, che per oltre un decennio produrrà pellicole a sfondo storico, che riscuoteranno enorme successo tra la popolazione: è il caso de "La presa di Roma" del 1095 di Filoteo Alberini, considerato uno dei padri della regia cinematografica, e non solo italiana.

A parte gli oltre 132 film prodotti dal geniale cineasta di Orte, a lui va il merito di aver ideato per primo la ripresa 'cinepanoramica', ovverosia con un obiettivo girevole che allarga sensibilmente i bordi d'immagine della comune pellicola da 35mm.

La produzione di film si fa sempre più imponente, e alla fine del primo grande conflitto mondiale città come Roma, Milano e Torino producono centinaia di pellicole; in particolar modo Roma diventerà presto la "Hollywood italiana", e tale dominio rimarrà, seppur con alcune variazioni, fino ai giorni d'oggi.

Jurassic Park
L'impressionante ricostruzione del set di "Cabiria", vero e proprio primo kolossal in assoluto della storia

Vengono prodotti veri e propri kolossal, dispiegando ingenti quantità di risorse economiche ed umane, spesso di assoluto rilievo: ne è un esempio "Cabiria" del 1914 di Giovanni Pastrone, forse il primo kolossal della storia, la cui sceneggiatura fu scritta addirittura da Gabriele D'Annunzio; il vate degli Abruzzi impose persino la composizione, per la prima volta in assoluto in un film, di una colonna sonora appositamente pensata per la pellicola, da suonarsi tramite orchestra dal vivo durante la proiezione in sala.

Tale usanza, ovverosia quella di ideare una colonna sonora dedicata, verrà poi ripresa da Griffith per il suo "Birth of a Nation" e diventerà così usuale nelle produzioni cinematografiche.

Dopo una mini-recessione, causa conflitto mondiale e conseguente penuria economica, la produzione cinematografica italiana riprenderà fortissima con la salita al potere di Benito Mussolini e del Partito Fascista Italiano, che intuirà immediatamente le enormi potenzialità del cinema per divulgare la nuova idea di 'Italia fascista e proletaria'.

Jurassic Park
Benito Mussolini, Duce d'Italia, che usò intensivamente la cinematografia come mezzo di propaganda del regime

Viene fondato l'Istituto Luce (L'Unione Cinematografica Educativa), tutt'ora esistente e che risulta la più antica istituzione di diffusione cinematografica del mondo, specie mediante documentari.

L'archivio Luce, da quasi un secolo, è una miniera inesauribile di informazioni visive e sonore del Paese.

Jurassic Park
Assia Noris ne "Il Signor Max" di Vittorio De Sica

Viene fondato anche il Centro sperimentale di cinematografia, a Roma, ed inizia l'ascesa inarrestabile degli studi di produzione tra i più all'avanguardia del mondo: è il tempo dei cosidetti 'telefoni bianchi' e delle bellissime dive Assia Noris, Elsa Merlini, Clara Calamai e tante altre, affiancate da attori del calibro di Amedeo Nazzari, Gino Cervi e di un giovane Vittorio De Sica, che diverrà entro pochi anni uno dei registi ed attori più famosi di sempre.

Archivi storici LUCE - L'inaugurazione di Carbonia

Il filmato che segue è di grande interesse storico: ritrae l'inaugurazione ufficiale di Carbonia, in Sardegna, e la visita del Duce alla nuova città progettata a tavolino, per sfruttare le enormi risorse carbonifere del luogo.

Da un ottimo esempio di documentario di propaganda, usato dal regime non dissimilmente da altri governi del mondo di quell'epoca, sfruttando l'enorme potenziale della ripresa cinematografica.

Il neorealismo

Jurassic Park
Il capolavoro di Luchino Visconti: "La caduta degli dei"

Neppure lo spaventoso secondo conflitto mondiale, che ridusse il Paese in un mucchio di macerie, sembrò comunque rallentare significativamente la produzione cinematografica nostrana: la fine dell'occupazione tedesca e della monarchia, oltreché della caduta di Mussolini e l'invasione americana portano in produzione un cinema molto più crudo, a tratti quasi violento, segnato dalle profonde cicatrici della guerra.

È il cosidetto 'neorealismo', da alcuni considerato una vera e propria 'opposizione italiana' all'invasione americana, soprattutto dopo che sul mercato si erano riversate una quantità spaventosa di pellicole di Hollywood; registi come Luchino Visconi, il già citato De Sica, Renato Castellani, Roberto Rossellini ed un giovanissimo Michelangelo Antonioni (che abbracciò agli inizi di carriera il genere neorealista) filmano opere di inaudita bellezza, che entrano immediatamente nella storia della cinematografia con racconti crudi, amari, molte volte violenti.

Jurassic Park
La famosissima scena di "Blow-Up" di Michelangelo Antonioni

Tra le dive ed i divi del periodo, s'impone su tutti la grande Anna Magnani, attrice fantastica che sa recitare (cosa inusuale per la scuola italiana dell'epoca) in pressoché tutti i ruoli, dalla commedia al puro dramma.

Famosissime (e bellissime), le nuove 'maggiorate' (termine dell'epoca per indicare esponenti femminili con forme particolarmente generose, e molto apprezzate dagli uomini) hanno la loro ribalta: Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini, Silvana Mangano e la glaciale ed algida bellezza, unita alla classe e all'eleganza di Virna Lisi.

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Il mito: Anna Magnani, una delle attrici più complete del cinema italiano di ogni tempo

Tra le giovani promesse, spiccano i nomi di due promettenti interpreti: la prima, nata a Roma ma partenopea di crescita, si chiama Sofia Villani Scicolone, ma diventerà in breve famosa in tutto il mondo come Sofia Loren; il secondo attore, romano, è Marcello Mastroianni.

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Sofia Loren, universalmente considerata una delle attrici più belle del mondo

Questi due attori diventeranno tra i più famosi di sempre, e la loro fama oltrepasserà i confini nazionali per renderli immortali anche all'estero.

Degne di nota sono le produzioni basate sui racconti di "Don Camillo" di Gioacchino Guareschi: Gino Cervi e Fernandel danno vita ad una delle coppie più amate dagli italiani, la cui fama ed il grandissimo successo è rimasto intatto e preservato anche ai giorni nostri.

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Fernandel e Gino Cervi sono Don Camillo e Peppone

Sempre parlando di miti intramontabili, è obbligatorio ricordare il "Principe della risata", l'artista poliedrico che ha segnato ben più di un periodo, passando generazioni su generazioni, e rimanendo sempre graditissimo dal pubblico di ogni età: è il Principe Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro-genito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, conosciuto dal grande pubblico, che lo adora, semplicemente come Totò.

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Il grande Totò

Genio inarrivabile, dalla grandissima espressività e dalla creatività esuberante - che sconfinava anche oltre la cinepresa - Totò riuscì a rimanere sull'onda del successo popolare per quasi un trentennio, disinteressandosi completamente delle cattiverie e dei giudizi - troppo impietosi - della critica, che cozzavano invece con l'enorme gradimento che le sue produzioni coglievano tra la gente del Paese.

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Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del Paese del dopoguerra

In un'Italia che vuole scordare in fretta gli orrori della guerra e che sembra però sempre più in balia dei miti importati da oltre oceano, la cinematografia oppone l'unica resistenza possibile al tentativo di cannibalizzazione di Hollywood: il cinema d'autore.

Fellini ed il sogno di una vita da sogno

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Marcello Mastroianni ed Anita Ekberg nella famosissima scena del bagno nelle fontana di Trevi ne "La dolce vita"

Nel 1952, un giovane regista da Rimini, arrivato a Roma in cerca di fortuna, si presenta al grande pubblico con un film destinato ad aprirgli la strada del successo internazionale: "Lo sceicco bianco", in cui Alberto Sordi s'offrì per la parte anche a costo di lavorare gratis, è solo il primo di una lunga serie di successi che Federico Fellini collezionerà nella sua lunga carriera accanto alla moglie, la bravissima Giulietta Masina.

La carrellata di personaggi, situazioni e la serie impressionante di corsi e ricorsi che Fellini ha sempre messo nelle sue produzioni è davvero di difficile catalogazione, tante e quante sarebbero le citazioni da riportare: un mondo da sogno, con caratterizzazioni eccezionali, capaci di far immergere lo spettatore in un vero e proprio ambiente onirico, non di meno definito poi dalla critica 'felliniano'.

Jurassic Park
"Amarcord" del 1973

La produzione del grande cineasta riminese, tra capolavori come "Amarcord", "8½" e "La dolce vita" continuerà sino ad età avanzata, con l'ultimo - bellissimo, per altro - film "La voce della luna", con Roberto Benigni e Paolo Villaggio.

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Marcello Mastroianni è Guido Anselmi, lo stressato regista protagonista del favoloso "8½"

Un artista veramente geniale, un regista in grado di trasportare lo spettatore nel suo universo personale, dove realtà e finzione non hanno poi confini così definiti, ma in fondo... È poi così importante?

La vita stessa è un sogno, secondo Fellini.

La grande 'commedia all'italiana'

Jurassic Park
Alberto Sordi nel classico della commedia all'italiana "Il Vigile"

Da gli anni '60 in poi, accanto al cinema d'autore di Antognoni e Pier Paolo Pasolini, un nuovo genere si affianca alle produzioni cinematografiche italiane del periodo: la commedia, anche se rivista all'italiana.

Il risultato sono pellicole indubbiamente divertenti, ma profondamente sarcastiche e spesso ciniche, sicuramente satiriche, che analizzano minuziosamente vizi ed abitudini (tra le più deplorevoli, solitamente) degli italiani in pieno 'boom' economico, per trarne un quadro spesso e volentieri dissacrante, comico ma dal retro-sapore amaro.

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Marcello Mastroianni nel capolavoro di Pietro Germi "Divorzio all'italiana", formalmente considerato il primo film della nuova commedia all'italiana, che darà il via al nuovo, redditizio ciclo

Registi come Mario Monnicelli, Pietro Germi, Dino Risi, Steno, Nanni Loy e ancora Vittorio De Sica (cineasta veramente a tutto tondo) dirigono attori che diventeranno poi 'mostri sacri' del cinema italiano: Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Nino Manfredi ed il sempreverde Aldo Fabrizi, che con Totò formerà una coppia affiatatissima, protagonista di pellicole divenute un classico del cinema.

Jurassic Park
Vittorio Gassman ne "Il sorpasso", il film capolavoro di Dino Risi

Alberto Sordi, giovane molto promettente che s'è conquistato la fiducia di Federico Fellini tanto da recitare (gratis) ne "Lo Sceicco Bianco" diventerà breve uno degli attori italiani più popolari, firmando capolavori senza tempo come "La grande guerra", "Il Vedovo", "Il boom", "Finché c'è guerra c'è speranza", "Fumo di Londra", "Il medico della mutua", "Il Marchese del Grillo", "Detenuto in attesa di giudizio" e tantissimi altri, in una carriera fatta di oltre 200 pellicole.

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Alberto Sordi in "Finché c'è guerra c'è speranza", una delle pellicole più amare e scioccanti dell'attore romano

Particolarmente apprezzate dal pubblico risultano quelle con un'altra regina della commedia all'italiana di quegli anni, ovverosia Monica Vitti; l'attrice romana, il cui vero nome è Maria Luisa "Marisa" Ceciarelli si rivelerà una delle più grandi attrici degli anni d'oro di Cinecittà, una delle poche artiste di sesso femminile a tenere tranquillamente testa ai colleghi uomini, tanto da venire - giustamente - considerata come la vera 'mattatrice' tra i mostri sacri Tognazzi, Mastroianni, Sordi, Gassman e Manfredi.

Jurassic Park
Ugo Tognazzi, uno degli attori 'mostri sacri' del cinema italiano

Il periodo di platino della commedia all'italiana durò senza interruzioni fino all'inizio degli anni '80, quando gusti e mode del pubblico, ormai decisamente scafato, cominciarono a cambiare, virando definitivamente nel caotico polpettone di Hollywood, lasciando sempre meno spazio di gradimento per le produzioni nostrane.

Jurassic Park
La grande Monica Vitti

Fu comunque un periodo quasi irripetibile per il cinema italiano, capace di sfornare pellicole indimenticabili, contribuendo in maniera determinante alla storia della cinematografia mondiale.

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Nino Manfredi nel bellissimo "Per grazia ricevuta"

La commedia sexy ed i maestri della risata

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Lino Banfi ed Edwige Fenech, la coppia regina delle risate nella commedia sexy all'italiana

Contemporaneamente alla commedia all'italiana, dagli anni '70 un altro filone si sviluppa e prende piede, risultando graditissimo alla gente: il genere comico puramente detto, che vede apparire sulla scena artisti come Cochi e Renato, Paolo Villaggio, Lino Banfi, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani e tantissimi altri, per una girandola di pellicole da ridere che, passando l'indifferenza della critica del tempo, sono negli anni divenute dei veri e propri 'cult'.

Jurassic Park
Alvaro Vitali, il buffo e simpaticissimo attore romano protagonista indiscusso della saga di "Pierino"

Particolarmente proficua sarà, per tutti gli anni '70, il sotto-genere chiamato 'commedia sexy': con quasi sempre Lino Banfi come protagonista, coadiuvato sempre da donne bellissime (come Edwige Fenech e Gloria Guidi, tanto per citarne due tra le più famose), sono film semplici, molto divertenti e con una comicità che si basa sul vecchio avanspettacolo (da cui Banfi e gli altri comunque provengono), riproposto però in chiave diremmo 'post-sessantottina'.

Jurassic Park
Renzo Montagnani, uno dei grandi protagonisti della commedia sexy all'italiana

Le situazioni sono quasi sempre le solite: la professoressa super attraente oppure l'infermiera prosperosa, l'amante focosa e la moglie gelosa, intrecci ed intrallazzi sessuali vari, sempre però condititi dalla risata.

Anche se pellicole fin troppo 'popolari', il loro successo gli garantirà un'enorme produzione, e la loro importanza nella storia del cinema italiano sarà rivalutata di molto dagli anni 2000 in poi.

Eh, la Madonna!

Oramai fa sorridere, considerando cosa è venuto successivamente nel cinema (e nella TV), ma all'epoca dei semi-nudi come quelli ritratti in quei film comici, veramente di ingenua e semplice ripresa, tanto bastavano per far etichettare le opere come 'sexy'.

Era tutto un altro mondo, cinematograficamente parlando.

Jurassic Park
Paolo Villaggio e Gigi Reder sono i mitici Rag. Fantozzi e Geom. Filini, nella fortunatissima serie "Fantozzi"

Discorso a parte lo merita Paolo Villaggio, vero e proprio 'big' della risata, anche se cruda e decisamente amara: dal suo grande successo letterario degli anni '70, il comico genovese decide di portare il suo "Fantozzi" anche sul grande schermo, ed i risultati sono eccezionali.

Grazie alla regia di Luciano Salce, il primo capitolo ed il successivo "Il secondo tragico Fantozzi" diventano successi incredibili, ed assurgono nell'Olimpo dei film italiani più belli di sempre, iconizzando lo sfortunato ragioniere e facendone entrare vizi e umiliazioni nell'immaginario popolare.

Jurassic Park
Il mito per almeno tre generazioni d'italiani: Renato Pozzetto!

Sempre negli anni '70, comincia la fantastica carriera di Renato Pozzetto che, partendo dalla televisione col compagno di risate Cochi Ponzoni, si distaccherà da lui per intraprendere un eccezionale percorso individuale, che lo farà diventare, come il collega Villaggio, uno dei grandi della risata italiana.

Film come "Il ragazzo di campagna", "Casa mia casa mia", "La casa stregata", "Da grande" (da cui Tom Hanks prenderà l'idea per il suo "Big"), "Mia moglie è una strega" (con una bellissima Eleonora Giorgi) diventano subito dei grandi classici, e divertiranno grandi e piccini per tutti gli anni '80.

Jurassic Park
Diego Abatantuono nel suo classico 'inno di guerra': viulenza!!!

Anni '80 che, a livello comico, risultano davvero straripanti: c'è l'ascesa di Diego Abatantuono con il suo caratteristico personaggio de 'il terruncello' (ideato assieme a Giorgio Porcaro), che raggiunge il suo apice di fama e successo con l'indimenticabile "Eccezziunale veramente", e che diventerà un'icona senza tempo della comicità del periodo.

Doppia libidine!

Parlando di quegli anni, non si può non citare l'unico, vero, immenso ragazzo di quel decennio: non bellissimo ma bruttino 'che acchiappa', dalla battuta pronta e dalle mille idee strampalate, dalla non troppa voglia di lavorare e dal desiderio perenne di vivere in vacanza, Jerry Calà è il mito di un'intera generazione, che si rispecchia nell'attore veneto quasi completamente, decretandone il grandissimo successo.

Jurassic Park
Il grande 'ragazzo per sempre' degli anni '80: Jerry Calà!

Film come "Yuppies - Giovani di successo", "Bomber", "Il ragazzo del Pony Express", "Vado a vivere da solo" e tanti altri, tra cui una famosissima serie televisiva ("Professione vacanze") diventata ben presto leggendaria, garantiscono un periodo dorato irripetibile per Calà, che sarà uno degli artisti comici più famosi degli anni dei capelli cotonati e dei Moncler turchesi.

Jurassic Park
Roberto Benigni e Massimo Troisi nell'epica scena della lettera al Savonarola in "Non ci resta che piangere"

Continuando a parlare dei grandissimi della risata del periodo, è impossibile non citare due artisti emergenti, ma che in breve diventeranno famosissimi (ed uno di loro, purtroppo, sfortunatissimo) Roberto Benigni e Massimo Troisi che, dopo una lunga gavetta, diventano leggenda con ul film entrato nella storia del cinema italiano, ovverosia "Non ci resta che piangere".

Il film segnerà in maniera forte le carriere dei due artisti, peraltro molto diversi sia come comicità che come provenienza recitativa, ed assicurerà loro enormi successi futuri.

Jurassic Park
Carlo Verdone, il nuovo artista di successo degli anni '80

Gli anni '80, veramente carichi di novità e di nuovissimi artisti emergenti, consacreranno anche un giovane attore romano, che lo stesso Alberto Sordi, colpito dalla bravura del ragazzo, incoronò suo 'erede', più o meno ufficiale: è Carlo Verdone, geniale attore veramente a 360°, capace di prendere il meglio della passata commedia all'italiana e modificarlo in accordo col nuovo periodo storico, totalmente disilluso e disincantato, già tendente ad un nuovo, flebile ma inevitabile declino (sia sociale che economico).

L'attore saprà dar vita ad una girandola infinita di personaggi e situazioni, ricordando un po' i grandi 'mattatori' dei decenni passati, in una serie di pellicole diventate di culto, come "Un sacco bello", "Bianco, rosso e Verdone", "Troppo forte" e tante altre.

Gli eroi immortali: Bud e Terence

Jurassic Park
Bud Spencer e Terence Hill, la coppia più famosa del cinema d'azione italiano

Se vuoi conoscere più approfonditamente il mondo di Bud e Terence, qui c'è un esauriente articolo d'approfondimento, dove potrai trovare tutte le schede delle loro produzioni

Sul finire degli anni '60, si forma (casualmente) una nuova coppia d'attori che, al contrario delle nefaste previsioni della critica, rimarrà saldamente sull'onda del successo per oltre vent'anni.

Massimo Girotti e Carlo Pedersoli, in arte Bud Spencer e Terence Hill diventeranno dei veri e propri miti non sono italiani, ma il loro incredibile successo scavalcherà le alpi e li renderà famosissimi in tutto il mondo.

Le loro pellicole, basate sulla comicità e sulle famosissime 'scazzottate', sono delle perle senza tempo, rinomate ancor oggi, che hanno per davvero creato un nuovo genere d'intrattenimento (il primo, vero 'action' con grandi inserti comici).

La coppia produrrà quasi venti pellicole, tutte di grandissimo successo al botteghino, e la loro collaborazione terminerà senza litigi - cosa rara nel cinema - all'inizio degli anni '90.

Lo 'spaghetti western'

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Terence Hill è Trinità, la mano destra del diavolo

Negli anni '60 e per buona parte degli anni '70 la produzione nostrana di pellicole conobbe un enorme successo in un genere da Hollywood ormai considerato 'al tramonto', ovverosia quello dell'epopea western americana dell'800.

Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto.

Filone veramente abusatissimo, giganti come John Ford e John Wayne avevano monopolizzato tutto il mercato, con una serie di pellicole memoriabili, tanto che sembrava che davvero non ci fosse più molto da dire, ed i produttori già dalla fine degli anni '50 avevano deciso di abbandonare il genere.

In realtà cose da dire ce n'erano ancora, eccome: in Italia si sviluppò un fiorente mercato di produzioni a basso o bassissimo costo, anche se con attori e sceneggiature di estremo valore, con film girati quasi prevalentemente in Italia o Spagna.

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Franco Nero è Django, nel film 'cult' di Sergio Corbucci

Cinici, scanzonati, decisamente cruenti e violenti (a tratti, splatter), i rinominati 'spaghetti western' (o western all'italiana) portarono il genere dei cow-boys e degli indiani d'America su un'altra dimensione rispetto al patinato mondo descritto da Hollywood: personaggi crudi e profondamente 'infami', in un'epoca dei pionieri dove l'imbroglio, il raggiro, le truffe e il 'morte tua e via mia' annichilivano i 'valori americani' tanto sognati e mitizzati da Ford.

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Clint Eastwood è "l'uomo senza nome", il protagonista della leggendaria "Trilogia del Dollaro" di Sergio Leone

Numerossissime le pellicole prodotte in circa quindici anni, a cominciare dalle due veramente 'cult' di Bud Spencer e Terence Hill: "Lo chiamavano Trinità" e "...Continuavano a chiamarlo Trinità" furono un immenso successo di pubblico, e sono considerati tutt'ora due classici senza tempo.

Giù la testa, coglione!

Nel 1966, Sergio Corbucci dirige Franco Nero nello stupendo "Django", una pellicola considerata addirittura semi-splatter, decisamente una delle più violente del periodo; vista con gli occhi di oggi magari fa sorridere, ma all'epoca il disadattato anti-eroe interpretato da Nero fu una novità, nel panorama western.

Panorama che fu profondamente sconvolto da un altro italiano, il regista Sergio Leone: grazie alla sua cosidetta "Trilogia del Dollaro", il cineasta romano fa diventare famoso il giovane Clint Eastwood, confezionando i più bei film western di ogni tempo, apprezzati immensamente anche negli Stati Uniti.

Il genere, così distante dalle produzioni 'perbeniste' della Hollywood degli anni '50, affascinerà più di una generazione di giovani cineasti, a cominciare da Quentin Tarantino, che svilupperà una vera e propria mania - anzi, ossessione - per primi piani di Leone.

Italia a mano armata: il poliziottesco

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Maurizio Merli nei panni del Commissario Tanzi, uno degli attori simbolo del poliziottesco all'italiana

Con finire dell'immensa ondata d'ottimismo - e di benessere - degli anni '50 e '60, le tensioni mondiali tra USA e URSS, l'iper-svalutazione della Lira, il rincaro massiccio del petrolio e dei combustibili ed una stagione politica isterica (con governi che duravano anche solo pochi mesi) portarono le condizioni sociali del Belpaese sull'orlo della guerra civile, in un clima di iper-stress fatto di opposti gruppi terroristici - principalmente di estrazione comunista - che fecero piombare la gente in un decennio davvero buio, che i media chiamarono alla fine 'anni di piombo' (per il piombo dei proiettili sparati per oltre dieci anni).

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Mario Adorf, l'attore che darà vita a fantastici personaggi nell'Italia corrotta dalla violenza e dalle bande criminali

Gli anni dei pantaloni a zampa e delle basettone furono, per l'Italia, un vero incubo: bombe ed attentati terroristici si susseguivano quasi quotidianamente, e si arrivò al punto che il maggiore gruppo di mascalzoni dell'epoca, le Brigate Rosse, conclusero uno spettacolare e sanguinoso rapimento: l'allora Presidente del Consiglio dei Ministri Aldo Romeo Luigi Moro, che verrà poi barbaramente ucciso dopo mesi di prigionia.

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Gastone Moschin è furbissimo Ugo Piazza nel film di culto "Milano Calibro 9"

Con queste premesse nasce in Italia un nuovo genere di cinema, che strizza l'occhio ai cosidetti 'hard boiled' americani, rivisitandoli però in chiave nostrana: sono film duri, spesso e volentieri esagerati, dove il senso di rivalsa di un cittadino impotente di fronte alla violenza che dilaga nella società è amplificato ed esasperato al massimo.

Tu uno come Ugo Piazza non lo devi neanche sfiorare!!!

Il poliziottesco all'italiana è una stupenda miscela di luoghi comuni, situazioni al limite dell'anarchia, piombo e violenza generosalmente elargiti da ispettori e commissari di ferro, ovviamente sprezzanti del pericolo e, cosa mutuata da Hollywood e perfetta per la realtà italiana, con un'insofferenza pressoché totale alla legge, che anzi è vista costantemente come un freno - non richiesto - all'azione benefica dei cazzotti e delle pallottole.

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Bombolo e Tomas Milian sono Venticello e l'Ispettore Giraldi nella fortunatissima serie dei 'delitti'

Parallelamente al genere, si sviluppa anche una divertente sotto-categoria, molto più scanzonata rispetto alla ferocia dei pugni del Commissario Tanzi, anche se non meno dolorosa (per i criminali): sono gli schiaffoni accompagnati dal linguaggio decisamente colorato dell'Ispettore Nico "er Pirata" Giraldi, intepretato da un grandissimo Tomas Milian e coadiuvato quasi sempre da Bombolo.

Film che riscuoteranno un grandissimo successo di pubblico, e che saranno prodotti quindi per tutti gli anni '70 e fino all'inizio degli anni '80, riscuotendo sempre altissimo gradimento popolare.

Con l'inizio degli anni '80 (gli 'anni di fango', per dirla alla Indro Montanelli) e la conseguente distensione sociale, il genere del poliziottesco finirà.

Qualcosa però sopravviverà di quel fortunato periodo d'oro per l'azione e per il giallo all'italiana: film come "Romanzo Criminale", negli anni 2000, ne riprenderanno in parte lo spirito ed i contenuti.

Il 'mostro' toscano ed il cinema degli anni '90

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Roberto Benigni è Johnny Stecchino nel fortunatissimo campione d'incassi del 1991

In un mercato cinematografico sempre più chiuso e monopolista, il cinema italiano degli anni '90 produce gli ultimi, grandi successi prima di un periodo di semi-oblio, che durerà oltre un decennio.

Nel 1991, in piena lotta dello Stato contro la mafia, Roberto Benigni fa uscire ai botteghini un campione d'incassi strepitoso: "Johnny Stecchino", tutt'ora ricordato come una delle commedie più divertenti e geniali del comico toscano.

Ma quanto costano le banane a Palermo, oh?!?

Benigni ripeterà il grande successo di pubblico con un'altra opera quattro anni più tardi, stavolta di natura quasi gialla, anche se dannatamente divertente: "Il Mostro".

Dal canto suo, Carlo Verdone ha ormai raggiunto la piena maturità artistica: film come "Maledetto il giorno che t'ho incontrato", "Perdiamoci di vista" e "Al lupo al lupo" ritraggono l'attore ed il regista romano nella post-sbronza degli anni '80, in un dissacrante ritratto di anni ormai senza più valori sociali rilevanti, e senza neppure un buon motivo per sforzarsi a reinventarne.

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Carlo Verdone e Margherita Buy in "Maledetto il giorno che t'ho incontrato"

Ne esce fuori una comicità quindi amara, amarissima, totalmente disillusa e disincantata, senza neppure quel filo - tenue - di speranza che invece si poteva intravedere nelle produzioni degli anni '80.

Nel 1994 Massimo Troisi viene improvvisamente a mancare, stroncato da un attacco di cuore, non prima però di averci regalato il suo ultimo capolavoro: "Il postino", con accanto un grandissimo Philippe Noiret.

Sono comunque anni eccellenti per le produzioni d'autore: l'Oscar per il miglior film straniero del 1991 vede il successo di "Mediterraneo" di Gabriele Salvatores, intepretato magistralmente da un ormai maturo Diego Abatantuono.

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Diego Abatantuono è il Sergente Nicola Lorusso nel film premio Oscar "Mediterraneo"

Abatantuono che si dimostrerà davvero un attore completo, senza più la macchietta del 'terruncello', in opere come "Nirvana", "Il barbiere di Rio" e "Puerto Escondido", tutti grandi successi di pubblico.

Nel 1997 è il momento del successo planetario de "La vita è bella", con il quale Benigni sbanca Hollywood e fa aggiudicare al cinema italiano un altro Oscar.

Sul finire del decennio, un giovane regista si affaccia su un cinema ormai in balia quasi esclusiva delle mega-produzioni americane: è Gabriele Muccino, che con "Come te nessuno mai" comincerà la sua formidabile scalata al successo internazionale, che si perfezionerà negli anni 2000.

I 'cinepanettoni' e l'esplosiva coppia Boldi-De Sica

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Christian De Sica nel primo "Vacanze di Natale"

Nel 1983, i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina producono una pellicola all'apparenza eguale alle tante altre comiche del periodo, ma che si rivelerà invece qualcosa di completamente nuovo, destinato a dar via ad un prolifico filone, che resterà sulla cresta dell'onda per circa un ventennio.

Il film è "Vacanze di Natale", e vi recitano artisti giovani, ma già molto famosi: Jerry Calà, Christan De Sica (figlio di Vittorio), Claudio Amendola (anch'esso figlio d'arte, del grande Ferruccio).

Il lungometraggio è tutto da ridere, ma si rivelerà comunque un amarissimo ritratto della medio-borghesia italiana di inizio anni '80, tra benessere opulento, forse acquisito fin troppo velocemente, e vecchie abitudini meschine dure a morire sulla società e sul rapporto - spesso terribile - con i parenti.

Distribuito nel periodo natalizio, il film si rivelò un grandissimo successo, tanto che spinse i produttori, più o meno annualmente, a ripetere l'esperimento anche negli anni a venire, inaugurando così la stagione dei 'cinepanettoni', ovvero film comici distribuiti sotto Natale.

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Massimo Boldi e Christian De Sica: un sodalizio artistico di successo, durato quasi 20 anni

Tra i tantissimi attori che, nel corso degli anni, hanno partecipato a tali produzioni, senza dubbio la coppia più affiatata, considerata dai più la regina della risata, è stata quella formata da Massimo Boldi e Christian De Sica: protagonisti assieme di innumerevoli pellicole, hanno formato un sodalizio di successo per circa vent'anni, separando le loro vie nel 2005, a seguito di divergenze personali.

Spesso considerati - a volte troppo ingiustamente - volgari e della sotto-categoria 'trash', i film comici del duo, specie quelli degli anni '90, sono stati molto rivalutati nell'ultimo periodo, come successe anni prima con le commedie sexy di Banfi e Vitali.

La moda dei 'cinepanettoni' s'interruppe sul finire degli anni 2000, quando i consensi di pubblico cominciarono drasticamente a diminuire.

Vengono tutt'ora prodotti film per la proiezione Natalizia, ma il genere non è più identificabile come 'cinepanettone', bensì come la semplice commedia.

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